L’Abbaglio dello Pseudo-Dionigi Areopagita: Come un Errore Filosofico e Sintattico ha Rimosso i Sette Arcangeli dalla Fede Cattolica di Redazione "settearcangeli"

Nelle opere dedicate alla demistificazione delle Teorie di Abbassamento degli Arcangeli — in particolare nel quinto volume della serie Arcangelologia — Carmine Alvino formula una delle più radicali e documentate critiche alla storia della teologia angelica.

 

di Redazione "settearcangeli".

 

La sua tesi centrale individua nel De Caelesti Hierarchia dello Pseudo-Dionigi l’Areopagita il vero "paziente zero" di una vera e propria deviazione dottrinale: una struttura concettuale che ha progressivamente oscurato e rimosso dalla memoria, dalla liturgia e dal culto ortodosso la presenza dei Sette Grandi Arcangeli Assistenti al Trono di Dio. Di seguito viene esaminata, in maniera dettagliata e approfondita, la trama logica e storica di questa contestazione teologica.

 

1. La "Falsa Autorevolezza" e la Ricezione Acritica: L’Inquinamento Neoplatonico

Il punto di partenza dell'indagine di Alvino è la denuncia della grandiosa fictio identitaria con cui l'opera dionisiana si è imposta all'Occidente. L’autore sconosciuto del De Caelesti Hierarchia (un monaco siro-palestinese vissuto tra la fine del V e l’inizio del VI secolo) scelse di firmarsi come Dionigi l'Areopagita, ossia il filosofo greco convertito da San Paolo nell’Atipico discorso dell’Areopago di Atene (Atti degli Apostoli 17,34). Presentandosi come discepolo diretto di San Paolo, lo Pseudo-Dionigi fece credere al mondo cristiano che il suo trattato sulle gerarchie angeliche fosse la trascrizione diretta dei segreti celesti rivelati da Paolo stesso (il quale nei suoi scritti affermava di essere stato "rapito fino al terzo cielo"). A causa di questa attribuzione, per oltre un millennio il testo dionisiano fu accolto nei Concili, nelle abbazie e nelle università con una venerazione quasi pari a quella delle Sacre Scritture.  Soltanto a cavallo tra il XIX e il XX secolo, grazie agli studi filologici di studiosi come Hugo Koch e Joseph Stiglmayr, venne dimostrato in modo inconfutabile che il testo non apparteneva all'età apostolica, ma era un'opera d'epoca tardo-antica fortemente impregnata del neoplatonismo pagano di Proclo e degli schemi della teurgia ellenistica. Quando la falsità dell'attribuzione venne dimostrata, il modello gerarchico dionisiano si era già pietrificato nel dogma, nella scolastica e nelle strutture liturgiche cattoliche. La teologia occidentale si trovò così imbrigliata in una cosmologia filosofica estranea al dato biblico primigenio.

 

2. L’Errore Strutturale: L’Ottavo Coro e la Sovrapposizione Semantica

L'argomentazione chiave di Alvino mostra come lo Pseudo-Dionigi abbia compiuto un vero e proprio errore di sintassi e categorizzazione teologica, fondato sulla confusione tra un titolo primaziale d'ufficio e una classe d'ordine. Dionigi organizza le intelligenze celesti in una piramide rigida divisa in 3 gerarchie di 3 cori ciascuna (9 cori totali): Prima Gerarchia (Suprema): Serafini, Cherubini, Troni. Seconda Gerarchia (Intermedia): Dominazioni, Virtù, Potestà. Terza Gerarchia (Inferiore): Principati, Arcangeli, Angeli. In questo schema, la categoria degli "Arcangeli" viene posizionata al penultimo posto (l'8° coro), ovvero nel gradino più basso della terza gerarchia, appena un gradino sopra i semplici angeli custodi e immensamente lontana dal Trono di Dio. Alvino fa notare che per la tradizione biblica e patristica pre-dionisiana, il prefisso greco Arch- (principale, supremo) unito ad Angelo designava i Principi della Corte Celeste (come Michele, "uno dei primi principi"). Dionigi, al contrario, trasforma la parola Arcangelo nel nome generico di un "coro intermedio" della gerarchia inferiore, la cui sola funzione sarebbe quella di fare da tramite e ponte tra i Principati e i semplici Angeli. A causa di questo slittamento di significato, le figure gigantesche di Michele, Gabriele, Raffaele e Uriele sono state automaticamente "incastrate" nell'ottavo coro. La teologia scolastica successiva, applicando alla lettera Dionigi, finì per considerare i quattro Principi come esseri di rango modesto, appartenenti a una truppa periferica e nettamente separati dalla visione diretta e immediata del Volto di Dio.

 

3. Il "Contagio" ai Padri e ai Dottori della Chiesa: L’Abbaglio Scolastico

Alvino analizza l'effetto domino che questo equivoco ha scatenato sui massimi pilastri del pensiero cattolico, in particolare su San Gregorio Magno e San Tommaso d'Aquino. Nel tentativo di conciliare la tradizione biblica con la nuova autorevolezza dionisiana, Papa Gregorio (540–604) cercò di giustificare il nome "Arcangelo" affermando nelle sue Omelie sui Vangeli che sono detti Angeli coloro che annunciano cose piccole e Arcangeli coloro che annunciano le cose grandiosissime. Tuttavia, riducendoli a semplici "messaggeri di grandi eventi", ratificò la loro appartenenza agli ordini inferiori. Il "Dottore Angelico" (1225–1274) recepì quasi acriticamente lo schema di Dionigi nella Summa Theologiae. Per armonizzare l'idea dionisiana con la Bibbia, Tommaso arrivò a sostenere che: I cori della Prima Gerarchia (Serafini, Cherubini, Troni) sono "immobili" e rimangono fissi dinanzi al Trono di Dio.Gli angeli inviati in missione sulla Terra (come Gabriele all'Annunciazione o Raffaele da Tobia) provengono esclusivamente dai cori inferiori. Alvino dimostra la fallacia di questa teoria: sostenere che i Serafini siano "immobili" costrinse Tommaso a reinterpretare persino il capitolo 6 di Isaia (dove un Serafino vola verso il profeta per purificarne le labbra con un carbone ardente), giungendo a ipotizzare che quel "Serafino" fosse in realtà un angelo dell'ottavo o nono coro "chiamato Serafino solo per traslazione". Con questo snaturamento esegetico, si consolidò il dogma scolastico secondo cui nessun grande Arcangelo inviato agli uomini potesse appartenere ai vertici del Paradiso.

 

4. La Rimozione dei Sette Spiriti Assistenti: Incompatibilità Scripturale

La conseguenza più grave e distruttiva evidenziata da Carmine Alvino riguarda la stridente incompatibilità tra la griglia di Dionigi e la Sacra Scrittura. La Bibbia non menziona mai nove cori distribuiti in quel modo rigidamente burocratico. Al contrario, la Scrittura rivela a più riprese l'esistenza di un gruppo scelto di Sette Principi Celesti: Tobia 12,15: «Io sono Raffaele, uno dei sette angeli che stanno sempre pronti al cospetto della gloria del Signore e vi hanno accesso». Apocalisse 1,4; 4,5; 8,2: «I sette spiriti che stanno davanti al suo trono... e vidi i sette angeli che stavano in piedi davanti a Dio».  Nello schema dello Pseudo-Dionigi non esiste uno spazio teologico per i Sette Assistenti. L'autore ignora del tutto il numero "sette" e la categoria degli Angeli del Volto (Mal'akh Panim), poiché la sua struttura è tarata sulle triadi filosofiche del neoplatonismo di Proclo. Non trovando posto per i Sette Spiriti al vertice del Paradiso dionisiano, la teologia successiva finì per eclissarli. Il culto dei Sette fu gradualmente sospettato di apocrifia, i loro nomi furono censurati dai sinodi e la devozione universale venne ridotta e confinata al solo trio Michele, Gabriele e Raffaele, comunque declassati nella mente dei fedeli a figure di secondo piano.

 

Sintesi del Pensiero di Alvino

Per Carmine Alvino, l’"abbaglio sullo Pseudo-Dionigi" non è una semplice vertenza storica o filologica tra eruditi, ma una battaglia per la verità e l'ortodossia della fede cristiana. Lo Pseudo-Dionigi ha sostituito la libera Rivelazione biblica (fatta di Principi Celesti capaci di stare al Trono e contemporaneamente intervenire nella storia umana) con una piramide neoplatonica chiusa e razionalistica. La recezione acritica di questa piramide ha imprigionato i Grandi Arcangeli nell'ottavo coro, privandoli della loro dignità serafica originaria e cancellando dalla coscienza dei cristiani il ministero dei Sette Assistenti. Liberarsi dall'autorità indiscussa dello Pseudo-Dionigi è l'unico modo per restituire San Michele, San Gabriele, San Raffaele, Sant'Uriele e gli altri tre Archistrateghi al loro vero posto: al vertice supremo del creato celeste, quali Potenti Principi del Trono di Dio.